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ABE Napoli

La ABE è una casa editrice nata per la promozione della cultura storica locale ad opera del giornalista Arturo Bascetta, prestato alla storia e all’editoria per necessità, divenuto esperto del settore nel giro di pochi anni. La ABE ha infatti, nata dalle ceneri del periodico campano ‘Opinioni’, ha pubblicato centinaia di volumi prima per le edizioni del Giornalibro della Domenica e poi con il marchio ABEdizioni. Oggi è l'unica in Italia a pubblicare una collana sulle Regine di Napoli, fra gossip e storia vera (tratta dai cronisti e senza manipolazioni), che traccia a ritroso nel tempo le intriganti biografie delle regine sveve, angioine e borboniche, riscuotendo notevole interesse soprattutto all’estero, come accaduto per il volume sulla regina “Germaine de Foix”.

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  • 31. MARGHERITA DI SAVOIA, MARGHERITA DI COSENZA: Duchessa di Calabria Citra da Belvedere a Cropani ( ISBN 9788872976524) — Donne reali e uomini d'arme n. 31 Indice dei nomi Alfonso (d'Aragona), pretendente al Regno di Napoli – Cap. I, II, III Alfonso (d'Angiò-Savoia), duca di Calabria – Cap. I, II Amedeo VI di Savoia (il Conte Verde) – Introduzione Amedeo VII di Savoia – Introduzione Amedeo VIII di Savoia (poi papa Felice V), padre di Margherita – Cap. I, II, III, V, VI, Appendice Amedeo di Savoia d'Acaia – Introduzione Anna di Cipro, moglie di Ludovico di Savoia – Cap. I Anna di Savoia, principessa di Taranto – Cap. I, II Beatrice di Savoia, contessa di Forcalquier – Cap. I Beccuti, Vincardino (o Brancardino), castellano di Cosenza – Cap. II, III, IV, Appendice Beroldo, primo conte di Savoia – Cap. I Bianca di Savoia, signora di Milano – Introduzione, Cap. I Bona (o Bonna) di Savoia (contessa di Montefort) – Cap. I Bona di Savoia, duchessa di Milano – Cap. I, II Carlo III di Durazzo, re di Napoli – IntroduzioneCarlo Giovanni Amedeo di Savoia – Cap. I Coiro, Beniamino (o Bernardino Corio), cronista e storico – Cap. I Cosimo il Vecchio (de' Medici) – Cap. I Elena di Württemberg, figlia di Margherita – Cap. VI, Appendice Federico (del Palatinato), reggente – Cap. VI, Appendice Federico d'Aragona, principe di Taranto (poi re di Napoli) – Cap. I, II Filippo (del Palatinato), elettore, figlio di Margherita – Cap. VI, Appendice Filippo II di Savoia (il Senza Terra), duca di Savoia – Cap. I Filippo Maria Visconti, duca di Milano – Cap. I, II, Appendice Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano – Cap. I Giano, re di Cipro – Cap. I Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli – Introduzione Giovanna II d'Angiò, regina di Napoli – Cap. I, III Giovanni di Bicci (de' Medici) – Cap. I Giangaleazzo Sforza, duca di Milano – Cap. I Gonzaga, Dorotea, nobildonna mantovana – Cap. I Iolanda d'Aragona, duchessa d'Anjou – Cap. I, Appendice Lorenzo de' Medici (il Magnifico) – Cap. I Ludovico di Savoia, duca di Savoia – Cap. I Ludovico III d'Angiò, duca di Calabria e primo marito di Margherita – Cap. I, II, III, IV, V, VI, VII, Appendice Ludovico IV del Palatinato, secondo marito di Margherita – Cap. V, VI, Appendice Luigi I d'Angiò – IntroduzioneLuigi II d'Angiò – Introduzione, Cap. I Margherita di Durazzo, regina di Napoli – Introduzione Maria di Borgogna, duchessa di Savoia, madre – Cap. I, Appendice Maria di Bretagna – Introduzione Maria di Savoia, duchessa di Milano, sorella – Cap. I, II, IV, Appendice Martire, Domenico, cronista calabrese – Cap. II Orsini del Balzo, Raimondello, gonfaloniere – Introduzione Parisio, Tommaso, nobile cosentino e testimone – Cap. III, IV, Appendice Pingonio, Filiberto, storico e cronista sabaudo – Cap. I Siguardo, re di Sassonia – Cap. I Spiriti, Francesco, cavaliere cosentino e testimone – Cap. II, Appendice Tirelli, Giacomo, cavaliere cosentino e testimone – Cap. II, Appendice Ulrico V di Württemberg, terzo marito – Cap. VI Urbano VI, papa – Intr. Vena, Aurelio, cavaliere di corte – Cap. II Villani, Giovanni, cronista fiorentine – Cap. I Indice dei luoghi Abruzzo – Cap. II Basilicata – Cap. II, V Campobasso – Introduzione Calabria (e Calabria Citra) – Introduzione, Cap. I, II, III, IV, V, VI, VII, Appendice Cattedrale di Cosenza – Cap. I, II, III, IV, VII, Appendice Castello Svevo di Cosenza (sul colle Pancrazio) – Cap. II, III, IV, V, VI, VII, Appendice Chambéry (Savoia) – Cap. I, II, III, IV, V, Appendice Chiablese (Chablais) – Cap. I, Appendice Cosenza (città) – Introduzione, Cap. I, II, III, IV, V, VI, VII, Appendice Crati (valle del fiume) – Cap. II, III, V, VI Cremona – Cap. I Firenze (e Repubblica Fiorentina) – Cap. I, II, III, IV, V, AppendiceGaeta – Introduzione Ginevra (e lago Lemano) – Cap. I, VHeidelberg (Palatinato) – Cap. V, VI, Appendice Lione – Cap. I, II, Appendice Lombardia – Cap. I, II, IVMantova – Cap. I Milano (e Ducato) – Introduzione, Cap. I, II, III, IV, V, Appendice Morges (castello) – Cap. I Napoli (e Regno) – Introduzione, Cap. I, II, III, IV, V, Appendice Niguarda – Cap. INocera (Agro Nocerino) – Introduzione Piemonte
  • 41. Taurano Vallo di Lauro (rese da magaz.) — PRESENTAZIONE Come spesso succede nella presentazione di un volume è difficile de-scriverne esattamente natura e contenuti. Di certo questa pubblicazione si pone l’intento di affrontare la storia di un piccolo Consiglio comunale come quello di Taurano non solo af-frontando il dato giuridico e politico, bensì anche quello fattuale, sia esso economico, finanziario, statistico, sociale, organizzativo, strutturale. Nelle pagine che seguono si mette in risalto come l’evoluzione da po-litica diventa socio-culturale, aspetto evidente dalle schede descrittive della composizione dei Consigli comunali che si susseguono. Si è voluto privilegiare, nella narrazione degli eventi, i tornati propri dell’ordinamento comunale e, specialmente, quelli segnati da interventi legislativi di notevole portata e di indubbio rilievo. L’articolazione dell’Opera ricalca, dunque, la suddivisione temporale in tal modo effettuata e che fa perno, essenzialmente, sulle dinamiche giuri¬dico-normative. Essa è agganciata, però, anche ad una parallela periodizza¬zione di natura storico-sociale, impreziosita di eventi storici, curiosità, fatti di costume e di vita quotidiana, che punta a mettere in risalto la successione di contrastanti modelli di amministrazione e il loro variegato rapportarsi con le modifiche verificatesi nel sistema economico e politico di Taurano. L’evoluzione normativa, infatti, accompagna l’evoluzione sociale, cul¬turale ed economica di un centro che, in età rivoluzionaria, da Casale si fa Comune seguendo poi l’evoluzione normativa ed istituzionale del Regno prima e dell’Italia unita poi. Una descrizione che è politica ma non solo, riguardando aspetti quali quelli dell’assistenza e della religiosità nella società meridionale che allarga lo sguardo, in alcuni casi, al di là del Co¬mune di Taurano per abbracciare tutto il Vallo di Lauro. Il risultato è quello di una pubblicazione affascinante che, recuperando con rigore scientifico le esperienze passate valorizza il presente, sostiene con fermezza il principio in base al quale le istituzioni che non conoscono e non difendono il loro passato dall’oblio spesso non hanno il coraggio necessario per affrontare il futuro. Dott. Raffaele Leonese
  • 47. DIARI DI NAPOLI, IL MANOSCRITTO DI ANTONINO CASTALDO (1552-1553) ISBN 9788872976562 — CASTALDO, 4^ parte dei Diari 47. DIARI DI NAPOLI, IL MANOSCRITTO DI ANTONINO CASTALDO (1552-1553) ISBN 9788872976562 INTRODUZIONE LA QUARTA PARTE DI ANTONINO CASTALDO L’AMICIZIA TRA IL GRAN TURCO E IL PRINCIPE Il testo dell’Historia del notaio CASTALDO, da noi trascritto per intero da testo manoscritto e non a stampa, si chiude con questo quarto ‘libro’ dell’Autore. La miniera di dati in volgare racchiusa nel «De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli» (l’Historia) — ci porta alla fuga del Principe di Salerno in Francia dopo l’attentato e alla morte della Principessa.¹ E’ l’ultima parte delle Historie, trascritte tra volgare e spagnolo, consultando esclusivamente le copie conservate presso la BIBLIOTECA NAZIONALE DI NAPOLI (BNN) e la BIBLIOTECA NACIONAL DE ESPAÑA a Madrid (BNE), che in genere indichiamo come opera del copista «D».² L’autore, ANTONINO CASTALDO, si cita in prima persona in più di un’occasione all'interno del testo, che fu poi riscritto con varianti e aggiunte da decine di trascrittori e amatori della storia patria, come egli stesso fece con i suoi predecessori. Tra tutti, come abbiamo visto in altri lavori dei Diari, spicca la testimonianza d'eccezione del successivo cronista FRANCESCO ZAZZERA (1574-1626), trascritto per volontà dell’artista DOMENICO GARGIULO, detto «MICCO SPATARO»,³ il grande paesaggista barocco. Testimone di eruzioni e rivolte, GARGIULO si faceva qui realista contemporaneo, materializzando storie e personaggi della memoria ANTONINO CASTALDO 6 popolare.4 Così i copisti «A» e «B», e specialmente l’ANONIMO trascrittore, che appare come l’unico appartenente a un periodo leggermente precedente a tutti gli altri, e quindi più vicino ai fatti; per tale ragione, lo abbiamo inserito nei medesimi volumi dei nostri Diari, risultando anteriore allo stesso Castaldo.5 Prosegue insomma il confronto anno per anno, come di prassi nella nostra collana (a volte mese per mese), su questi diari napoletani e beneventani dell’era moderna, ovvero, le cronache, le storie. Questo nuovo volume, ossia la IV parte che segue la rivolta contro l’Inquisizione del 1547, il sequestro del Principe e la resa del Popolo tra 1548-1551, è dedicato agli anni 1552-1553, descritti dal CASTALDO e tratti dal quarto libro originale, ricopiato dal copista «D», intitolato Historia del Regno di Napoli (BNN), confrontandola con la versione della BIBLIOTECA NACIONAL DE ESPAÑA, libro rarissimo, mss. cartaceo n. 2986, pagg. 1-141, dal titolo «Progressi, et ingresso dell’Imperatore Carlo quinto, nel Regno, e Città di Napoli, a’ tempo del Governo di Don Pietro di Toledo, all’hora suo luogotenente, e’ Viceré in essi; con la Rebellione del Principe di Salerno, di Notare Antonino Castaldo divisi in quattro libri».6 Da qui hanno avuto origine i nostri Diari, la cui datazione va quindi anteposta a quella dei copisti già analizzati, come sostenuto dallo stesso CASTALDO.7 L’Historia del CASTALDO stavolta non viene confrontata con il MICCIO, trascritto da FRANCESCO PALERMO, perché già sintetizzato nella parte precedente.8 Fatto è che basta la cronaca del CASTALDO, oggetto di studio, a raccontare di come il Principe venga incastrato dal Viceré per sottrazione di danaro non versato alla Corona e scappa in Francia via Venezia.9 7 DIARI DI NAPOLI (1552-1553) Potrà il lettore, a sua volta, confrontarla con altri cronisti editati nelle nostre collane nei Diari e nelle cronache sui Viceré di Napoli, come per i volumi precedenti.10 CASTALDO in sostanza svela come i grandi mutamenti geopolitici dell'epoca non fossero determinati da alti ideali di Stato, bensì dall'intreccio distruttivo di passioni private, vendette orchestrate nei corridoi del potere, torture giudiziarie e confische patrimoniali guidate dal rancore personale dei governanti.11 Questa IV e ultima parte del testo, ha inizio con la fuga da Napoli di Ferrante Sanseverino, dettata da sdegno e impulsività, generò forti sospetti. Trovò rifugio a Venezia, che lo onorò come "gentiluomo della
  • Esce 1 ottobre: prenota supersconto 50 %!! La Regina della moda a Napoli nel Rinascimento. ISABELLE DE' CLERMONT. Isabella dei Chiaromonte di Lecce — 2. La madre Caterina e il padre Tristano conti di Matera Il ruolo di Maria Caterina, madre di Isabella, e sorella di Giannantonio, non è proprio chiaro in tutta la vicenda. Perchè non è certo se si chiamasse Maria Caterina o solo Caterina. Il suo nome non ebbe mai in rapporto diretto con quello del defunto padre/patrigno Raimondo e della madre Maria. Da qui la difficoltà nel dire se Caterina fosse stata trattenuta prigioniera anch’essa a Napoli, se fosse rimasta ad Oria oppure a Taranto, o se fosse già vedova del duca di Atri Antonio Acquaviva (che in realtà sposò Maria II in prime nozze e poi la nipote Sancia in seconde nozze), tanto per rafforzare il matrimonio di Ladislao con Maria d’Enghien (1407). In ogni caso Caterina non sarebbe stata affatto piccola come Caterina II, invece, omonima avuta da Giannantonio, oltre Bartolomeo conte di Lecce e altre due femmine. Le fonti non concordano anche perchè le cronache la danno ancora fanciulla, sebbene tutti sostengano che, grazie alla bellezza di Caterina I, Re Giacomo potè liberare i tarantini per l’amore che le nutrì il di lui figlioccio e cavaliere Tristano. La Contea di Matera, sede ufficiale del vicariato del Principato di Taranto, venne occupata prima dal duca Antonio I Acquaviva signore di Teramo e Duca di Atri, quando forse sposò Maria II (o Caterina), rimasta vedova nel 1414, in quanto la città fu ereditata da Caterina, se è vero che giunse nel suo possesso prima di impalmare Tristano. Il dubbio è lecito perché il lutto anticipò di poco lo sposalizio di Caterina e Tristano (1415), quando la coppia prese sicura destinazione per Matera, sede della luogotenenza, cioè vicaria di Taranto, feudo dotale di proprietà della sposa. Il padre di Isabella, Tristano di Chiaromonte, era un cavaliere discendente di Berlinghiero de Clairmont, anch’egli di famiglia francese a cui i feudi della zona erano appartenuti fin dai tempi dei Normanni sotto Re Tancredi. Tristano di Clermont si era messo al seguito di Giacomo Borbone de la Marche fin dalla partenza (o anche dal suo arrivo a Napoli): secondo gli scrittori sostenitori del partito francese fu proprio lui a convincere Re Giacomo (1415) a non accettare di tenere più rinchiusi in carcere tutti nobili di sangue blu della casa reale di Francia tenuti prigionieri. Giovane nobile e bello, Tristano di Clermont, divenuto cavaliere, avrebbe convinto Re Giacomo a liberare i tarantini, proprio mentre cominciavano i primi dissensi fra lui e la moglie Regina Giovanna II, già fatta prigioniera, al fine di circondarsi di una una corte di uomini fidati, cioè di soli cavalieri francesi, riuscendo così a far tornare nei propri feudi tutti i baroni ribelli, a cominciare dall’ex Regina Maria (contessa di Lecce) e da suo figlio Giannantonio (ex Principe di Taranto), forse a patto che Caterina, sposando Tristano, divenisse Contessa di Matera. Se Chiaromonte fu il cognome di Tristano, è vero anche che potrebbe averlo preso da signore domino dello stato feudale di Claromonte, cioè Chiaromonte, sempre in provincia Basilicata, sebbene la tradizione lo appelli Clermont e, nei documenti in volgare coevo, venga ufficializzato come Claromonte. La figlia maggiore Sancia, nel presentare una memoria per risolvere una contesa fra regno di Francia e parlamento di Tolosa, fece riprodurre il testamento del padre, cioè quondam bone memoria Tristani militus domini de Claromonte, a cui corrisponderebbero la relato Tristano Claromonte patre reginae Isabellae e un estratto, lo transupto del testamento del Sre de Claromonte fatto in Napoli. Item, testamentom originale domini Tristanii de Claromonte.8 Perciò, rimessi in libertà, i signori domini tarantini erano ripartiti per la Puglia: Maria madre nella contea di Lecce col figlio Giannantonio e Caterina con Tristano a conti di Matera (e signori di diversi altri luoghi rientranti nel loro stato feudale), forse vicari del principe di Taranto Giacomo della Marca prima della vendita nel 1419 a Giacomo o Gianni Antonio Orsini (nato ne
  • La Bella di Catania, Costanza di Hohenstaufen sui troni di Sicilia: Messina, Palermo e Catania - ISBN 9788872973103 — la regina catalana di catania Il volume Costanza di Hohenstaufen sui troni di Sicilia si offre al lettore come un saggio storico di rara e ibrida armonia, capace di fondere il rigore della ricerca d'archivio con il calore appassionante del racconto biografico. L'autore non si abbandona ai miti popolari, ma mette metodicamente a confronto le antiche cronache medievali con i diplomi ufficiali della cancelleria siculo-aragonese, ripulendo la memoria della stirpe sveva dalle calunnie del tempo. Il viaggio nel testo prende il via tra le mura della corte della Sicilia federiciana, dove la giovanissima Costanza cresce avvolta dall'affetto del padre, il colto re Manfredi, e della nutrice Bella d'Amico, prima che la geopolitica la prometta in sposa all'infante Pietro d'Aragona. Le nozze reali la conducono in Catalogna, terra che accoglie con favore i versi dei trovatori in lingua d'oc, ma il destino della sua dinastia vira bruscamente verso la tragedia con la caduta di Manfredi a Benevento e la spietata esecuzione del giovane Corradino a Napoli. Molti esuli e intellettuali siciliani, tra cui lo strategico Giovanni da Procida, fuggono in Aragona cercando protezione alla corte di Pietro e Costanza, portando con sé il desiderio di riscatto mentre i fratelli della principessa restano prigionieri nelle carceri angioine. La narrazione si accende di passione con lo scoppio spontaneo dei Vespri Siciliani nella primavera del 1282, quando Palermo e Messina insorgono spingendo re Pietro III a sbarcare a Trapani per rivendicare i diritti della moglie, unica legittima erede al trono svevo. Nella primavera del 1283 anche la regina Costanza sbarca finalmente nell'isola, e il successivo mese di aprile segna il momento di massima maturità politica della sovrana. Dovendo il marito rientrare in Spagna per affrontare la delicata "disfida di Bordeaux" e le minacce francesi, Costanza viene investita con diplomi ufficiali del titolo supremo di Regina Siciliae et vicaria, dotata di pieni e assoluti poteri regi. La regina sceglie Messina come cuore pulsante e capitale del suo governo ed elegge il castello cittadino e i palazzi dello Stretto a sua dimora reale. Siede stabilmente su questo scranno regale per circa tre anni, dal marzo del 1283 fino ai primi mesi del 1286, coordinando le decisioni strategiche ed economiche dell'intera isola in fiamme con polso fermo e grazia innata. In questo triennio d'oro, la sovrana guida da Messina un consiglio straordinario di fedelissimi composto dal grande cancelliere Giovanni da Procida, dal maestro giustiziere Alaimo di Lentini e dal leggendario ammiraglio Ruggero di Lauria. È proprio nella città dello Stretto che Costanza compie il suo gesto più celebre e lungimirante: quando, nel giugno del 1284, la flotta siciliana rientra trionfante nel porto trascenando a rimorchio le navi nemiche e conducendo in catene l'erede al trono angioino, Carlo lo Zoppo, davanti al palazzo reale si raduna una folla oceanica e inferocita che ne chiede la testa. La regina rifiuta di macchiarsi del sangue di una vendetta sommaria, disinnesca l'ira del popolo messinese con parole sagge e fa imbarcare di nascosto il prigioniero per la Catalogna, trasformandolo in una preziosa moneta di scambio politico che salverà anche la vita di sua sorella Beatrice. La reggenza si conclude felicemente all'inizio del 1286 quando, dopo la scomparsa di re Pietro, lo scettro di un'isola ormai pacificata passa al figlio minore Giacomo, incoronato a Palermo. Costanza si congeda così dalla storia lasciando la Sicilia al sicuro e consegnando il suo nome all'immortalità, celebrata persino da Dante Alighieri nel Purgatorio come "la buona Costanza". Non si spaventi il lettore se trova piccoli errori di datazione o scambi di persona tra i cronisti antichi, essendo del tutto legittimo e naturale confondersi su nomi e dati quando si trascrive una cronaca del 1300, a differenza degli storici, che spesso invertono i fatti, li modificano, li infarciscono e li presentano per rea
  • Nella valle dell'oro strisciante. Lì dove tutto nasce - ISBN 9788872976388 — I MIEI LUOGHI, LA MIA INFANZIA, I MIEI AMORI I miei luoghi sono sempre gli stessi. I miei occhi sono sempre gli stessi. Scrivere queste pagine è stato come raccogliere fili d’oro dispersi nel tempo e dal vento, per ricomporre un ordito che appartiene profondamente alla mia anima. Questo racconto, il mio primo libro, rappresenta per me una nuova, emozionante esperienza: un viaggio non soltanto letterario, ma intimo e spirituale, nato dal desiderio di fermare il tempo e dare voce al silenzio. Tra queste righe batte il cuore di una terra ferma nel tempo, Pietrastornina, un luogo in cui ogni pietra, ogni sorgente e ogni foglia di gelso custodiscono la memoria di chi ci ha preceduto. C’è qualcosa di struggente e incredibilmente dolce nel guardare queste colline: è la stessa commozione che si prova davanti al volto segnato di un nonno che racconta, o ai passi di una madre che qui, e solo qui, ritrova la sua parte più autentica, spogliata di ogni maschera. Il legame con le mie radici si riflette nei personaggi di questa storia. Nella straordinaria e fiera madre di tutte le madri, che ha trasformato la fatica quotidiana in un “eterno atto d’amore”, negli occhi carichi di meraviglia della viaggiatrice che, dopo aver girato il mondo, scopre che la sua vera essenza è sempre rimasta custodita sotto l’ombra dei nostri gelsi; nella melodia di una ragazza che ha saputo trasformare il sussurro dell’acqua in arte e nella fedeltà silenziosa della piccola Indiana. Attraverso questo mio esordio, vi invito a rallentare, ad abbandonare per un attimo la velocità del mondo moderno e l’illusione degli schemi per iniziare finalmente a osservare, e non solo a guardare. Perché l’oro più prezioso, non è quello che brilla, ma quello che striscia umile tra terra e ricordi. Spero che queste parole possano accarezzare i vostri cuori così come il vento fa tra i rami di Starza, ricordandoci che, finché ci sarà qualcuno pronto ad ascoltare e a ricordare, la speranza e la Bellezza della nostra terra non moriranno mai. Maria Cafasso Fonte: ABE Descrizione sintetica del prodotto Il legame profondo e l'evoluzione parallela del nonno e del nipote costituiscono la vera spina dorsale narrativa ed emotiva del libro di Maria Cafasso. All'inizio del racconto, queste due figure incarnano due mondi diametralmente opposti e apparentemente incomunicabili. Da un lato c'è il nonno, una figura monumentale che rappresenta la saggezza antica, la stabilità e una connessione quasi viscerale con la terra di Pietrastornina. Non si tratta semplicemente di un anziano che ricorda il passato, ma di un vero e proprio custode spirituale del territorio, capace di leggere la storia tra le pieghe del fango, nelle venature di una foglia di gelso o nel sussurro di una sorgente. Per il nonno, il silenzio della campagna non è assenza di vita, ma uno spazio sacro in cui i pensieri possono finalmente rallentare e sedersi accanto alla memoria. Egli possiede la rara capacità di osservare anziché limitarsi a guardare, riuscendo a scorgere il valore inestimabile di quella "storia minore" che non si studia sui libri di scuola, ma che scorre silenziosa sotto i piedi di chi sa ascoltare. Dall'altro lato troviamo il nipote, che apre la narrazione come il perfetto archetipo della giovinezza contemporanea. Il ragazzo è immerso nella frenesia della modernità, è costantemente iperconnesso ed è letteralmente intrappolato nel riflesso blu dello schermo del suo smartphone. Per lui, la permanenza in campagna è sinonimo di ozio assoluto e di una noia insopportabile; dove il nonno vede l'oro della tradizione e della fatica dei padri, il giovane vede soltanto terra, fango e foglie morte. Il nipote vive il tempo con una profonda ansia, come se ogni minuto non riempito da una distrazione digitale fosse tempo irrimediabilmente perso. Una fame di stimoli veloci nasconde in realtà la fragilità di una generazione che si rifugia nel mondo virtuale per non guardare l'instabilità del mondo reale e la precarietà delle proprie c

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